IL PROGETTO
Questo progetto è stato curato nell’ambito del corso di Laurea Magistrale in E-Learning e Media Education dell’Università di Roma 3.
Scelta del tema
Durante la mia infanzia le mie letture preferite erano i fumetti e i libri-game. Da adulta mi ha affascinato il concetto di morte (e non-morte, post-mortem) che ritengo un concetto perturbante immortale, presente in varie forme nella letteratura e nelle fiabe popolari. Ho intervistato degli amici che sono cresciuti in paesi diversi dall’Italia, chiedendo quali fossero le fiabe che si ricordano ancora per il loro elemento inquietante o perturbante. Ho scoperto che la figura del Vrykolakas greco, simile al vampiro, è protagonista delle fiabe d’infanzia greche. A differenza del vampiro che tipicamente viene associato alla figura di Dracula, affascinante conte della Transilvania, il Vrykolakas mantiene il suo carattere più popolare e cruento. Nelle descrizioni è particolarmente raccapricciante, essendo il suo corpo in decomposizione. Spesso fa ritorno nel mondo dei vivi con spirito vendicativo.
Il racconto "Il castello infestato"
Ho acquistato presso una libreria di Atene il testo “Brucolaco il vampiro greco. Cinque inquietanti racconti” di ETP Books, collezione Il Faliro, diretto da Maurizio De Rosa. (Atene, 2016).
Il testo si presenta come una mini antologia e ho selezionato un racconto “Il castello infestato” scritto da Kostas Pasaghiannis (Messenia, 1872, Atene, 1933), che si è dedicato alla stesura di libri di viaggio e al giornalismo ma che aveva un particolare interesse per la raccolta di racconti popolari.
Il tema immortale dell'immortalità
Il tema della morte e dell’afterlife mi è stato caro fin dall’infanzia. Ho approfondito la letteratura legata al vampirismo in Inglese, Francese e Italiano per la tesina del Liceo e continuato ad essere attratta dall’argomento. Ritengo che tra i temi che possano inquietare i piccoli lettori, quello della morte è davvero immortale, perché resta una sorta di (in)certezza anche al di là del luogo geografico, delle condizioni economiche, dell’evolversi della società.
Ho scelto questo racconto anche perchè il vrykolakas non viene ucciso, ma resta latitante nel suo stato di potenziale non-morto/aggressore, mantenendo così lo scenario aperto per altre avventure o per ripassare dagli stessi luoghi nelle vesti di personaggi diversi, pronti a compiere nuove scelte.
La scelta del format: una rilettura grafica
Ho imparato a leggere a tre anni grazie ai fumetti e ho sempre avuto una passione per le graphic novel. Da piccola disegnavo mini storie a fumetti, che rappresentavano un modo per dare sfogo alla fantasia, iperbolizzando e rendendo comiche delle situazioni quotidiane. Ho frequentato dei corsi di graphic novel presso la Scuola Romana del Fumetto, un workshop per progettare racconti grafici con Hatem Himam, uno per disegnare albi illustrati con Davide Calì. Due mie tavole di progetto dedicate ad Alfonsina Strada e a Samia Yussuf Omar, disegnate grazie al comitato “Da Sud” sono state selezionate per ARF nel 2023 e 2024.
Ho pensato alla graphic novel interattiva come strumento perfetto per intrattenere un pubblico di lettori teenager e kidult con narrazioni brevi e avvincenti, che possono essere lette anche nel tempo di un viaggio in metro.
AI: un esperimento
Nonostante abbia disegnato lo storyboard a mano, ho scelto di avvalermi dell’AI (Midjourney e Adobe Express) per testare le capacità attuali. Sono rimasta soddisfatta ma non entusiasta, e mi piacerebbe ridisegnare a mano l’intero progetto.
Gli autori di riferimento per quanto riguarda lo stile sono Tony Sandoval (Nocturno) e Cyril Pedrosa (Le tre Ombre).
Il vrykolakas e il concetto di "Grecità Perturbante" secondo Marin
La prefazione è a cura di Alvaro Garcia Marin, che esordisce ribadendo le origini greche del vampiro (tra Cinque e Seicento) e cita PB Shelley, merito dell’autrice di Frankenstein: “We are all Greeks. Our laws,, our literature, our religion, our arts have their root in Greece”. Trovo personalmente curiosa questa affermazione e, nonostante i limiti di una narrazione che più che eurocentrica sarebbe da definirsi ellenicocentrica, riporto qui una sintesi del suo punto di vista:
[…] In Occidente uno dei primi autori a citare il brucolaco fu Antonio de Ferraris, che nel trattato De situ Japygiae (composto tra il 1506 e il 1511, ma pubblicato nel 1558) descrive le credenze folkloristiche relative ai non-morti sottolineando che si tratta nient’altro che superstizioni. In questo caso la contrapposizione è tra lo spirito razionalista dell’Europa occidentale e le superstizioni dell’Europa orientale, nel contempo spazio “contiguo” e “altro”, specchio deformato e inquietante di sé.
Nel 1531 è Cornelio Agrippa, nel trattato De occulta philosophia a menzionare il “katachanas”, versione cretese del brucolaco. Dal canto suo Martin Kraus in Turcograecia (1584) cita la superstizione del brucolaco sottolineandone con imbarazzo la “grecità”. Da un punto di vista freudiano, la grecità si pone agli occhi occidentali come qualcosa nel contempo di familiare e di estraneo, di fondamentale per l’identità stessa dell’Europa e di “altro” rispetto all’Occidente.
Fresne.[…] dove il brucolaco è una sorta di sottoprodotto del dogma cristiano della risurrezione della carne. In questo caso, oltre al dominio ottomano, a stabilire un ambito di alterità della Grecia contemporanea rispetto all’Europa occidentale è la fede ortodossa, che a occhi occidentali appare scismatica ed eretica, se non addirittura superstiziosa. A dimostrarlo è la presenza stessa, nel folklore neogreco, del brucolaco, menzionato in numerosi trattati teologici seicenteschi scritti soprattutto da missionari gesuiti impegnati nelle Cicladi. Il brucolaco, pertanto, diventa simbolo stesso del divario che separa la dottrina spirituale e salvifica del cristianesimo occidentale dal rude materialismo superstizioso del cristianesimo orientale. […]
Nel corso del Settecento il brucolaco viene abbandonato dai teologi e citato sempre più spesso dai filosofi e dagli scienziati. In questo caso il non-morto diventa simbolo dell’arretratezza culturale del mondo greco, schiacciato dal dominio ottomano, di contro alla superiorità e alla potenza del pensiero razionalistico occidentale. […] Nel 1732, alcuni villaggi della Serbia vennero sconvolti da un’epidemia di vampirismo che rese popolare la figura del non-morto anche nell’Europa occidentale non più come “brucolaco” ma bensì come vampiro. Per esempio quattordici anni dopo i fatti di Serbia, nel 1746, Augustin Calmet fu autore del trattato Dissertation sur les vampires, in cui accusa i greci ortodossi e scismatici di essere gli inventori di questa superstizione. […] Il brucolaco torna in auge nel 1813 nel poemetto “Giaour” di Lord Byron, il più celebre filelleno di tutti i tempi. Qui è la Grecia stessa, rediviva, a essere paragonata a un brucolaco, il cui corpo antico è in attesa di un’anima nuova. […]
Una rilettura più inclusiva
Nel racconto originale, scritto a cavallo del 1900 in Grecia, il protagonista è un ragazzo e si chiama Liakas. E’ sposato e ha dei figli.
La figura della donna è vista come debole (“grida strazianti di donne”, “moglie in pena”, “donne terrorizzate”) e i personaggi maschili fanno i lavori pesanti e sostengono i compiti dove è richiesto coraggio. Per intraprendere le sfide più rischiose, Liakas si ubriaca.
Ho preferito dare la possibilità di scegliere un personaggio all’inizio , di genere (o non binario) a piacimento. Nella dimostrazione qui pubblicata, la protagonista è una ragazza, si chiama Lia. Ha due amici (che non esistono nel racconto originale), Alexis e Antonis, e un’amica del cuore (o compagna), anche lei di fantasia, Spiridoula.
Nel racconto originale c’è un prete che si occupa degli esorcismi. Ho preferito sostituirlo con la figura di fantasia di un anziano fattucchiere, Panagiotis, per poter rimuovere anche i commenti relativi alla “Punizione causata dal peccato” e l’idea di trionfo del Cristianesimo sui Turchi Ottomani (“Che Dio ci aiuti!”), che era il grande chiodo fisso dell’epoca in Grecia.
I racconti di questa antologia sono antropocentrici, e ho pensato ad inserire un topo come potenziale animale guida (o antagonista?) all’interno del castello, pensando all’inserimento di altri animali per ulteriori scenari e finali.



La gamification
Da grande appassionata della collana “Scegli la tua avventura”, sono un’ammiratrice delle storie a bivi. Ho amato molto la versione interattiva di Black Mirror, Bandersnatch. Ritengo che l’elemento della scelta sia un’occasione per coinvolgere il lettore, far riflettere sul peso delle decisioni, dare una svolta personale all’avventura. La mia idea è realizzare graphic novel a bivi con narrazioni più complesse, che possano comprendere anche una sorta di punteggio virtuale rispetto alle scelte, non giudicanti a livello di valutazione ma premianti a livello di soft skills (Premiando di volta in volta valori come Altruismo, Coraggio, Lungimiranza, Integrità, Lealtà…)
La scelta iniziale del personaggio potrebbe determinare anche il set up di uno scenario diverso e, nel caso di questa antologia di storie di vrykolakas, darebbe l’opportunità di viverle tutte.
Le bubbles del racconto parlano in seconda persona, in modo tale da rendere il lettore il vero protagonista, nei panni del suo avatar preferito.
Roberta Alessandrini – 2025 – Riproduzione Vietata. Contattami per progetti creativi +393208148072 ro.visual@gmail.com